Castello di Quart. Trono di pietra di un’antica stirpe perduta

Dalla finestra del mio ufficio lo vedo abitualmente, tanto che quasi potrei persino non farci più caso. E invece no. Al mattino, avvolto dalle ombre violacee dell’abbraccio roccioso della montagna contro cui si stringe, si mimetizza con la spoglia natura che lo circonda. E poi al pomeriggio, meglio ancora all’ora del tramonto, risplende dorato e gli ultimi raggi accendono le sue mura occidentali.

Quasi assopito sul suo trono di pietra; severo ed austero su quell’apparentemente imprendibile gomito roccioso stretto contro l’impervio pendio, il Castello di Quart domina dall’alto l’intero fondovalle della piana di Aosta.

Ad quartum lapidem”. A quattro miglia romane dall’antica Augusta Praetoria Salassorum, il paese di Quart affonda le sue origini più remote lungo l’eroica Strada romana delle Gallie che doveva transitare all’incirca all’altezza della chiesa parrocchiale di Sant’Eusebio.

Ma è lassù, più in alto, che dobbiamo ricercare gli orizzonti medievali; è da lassù che ci sorveglia il Castello dei Signori di Quart, precedentemente noti come Signori De Porta Sancti Ursi, vera e propria icona di secoli lontani costellati da lotte di potere, ma anche da raffinate committenze.

ARRIVANDO AL CASTELLO

Ci si avvicina risalendo gradualmente la collina sulla scia delle indicazioni fino ad un piccolo parcheggio. Qui si lascia l’auto e ci si incammina in direzione di una fresca e fitta macchia di chiome verdeggianti, tra cui si innalza maestoso un faggio monumentale. Un grazioso e piacevole sentiero ci conduce al cospetto di questo imponente maniero, per nulla distante dal tracciato della Via Francigena. Dalla rampa d’accesso la vista spazia sui monti dell’envers, sugli scuri boschi e sù sù, anche se solo di scorcio, lungo la parete nord del Mont Emilius, dall’aspetto quasi himalayano; la vista corre poi sulla piana alluvionale solcata dalla Dora Baltea; verso ovest ben distinguiamo Aosta, col suo centro storico dominato dai campanili di Sant’Orso e della Cattedrale, dalle torri e dalle “cesaree mura” della colonia romana. Ma anche con la sua periferia connotata da un importante componente industriale e da una ancora ben presente vocazione agricolo-pastorale. Fino ad arrivare laggiù, a “sbattere” contro i bianchi torrioni del ghiacciaio dello Chateau Blanc. E noi siamo qui, ad un passo ormai dal rivellino che ci consentirà di entrare in questo affascinante “castello-borgo” dalle vicissitudini complesse e dalle sorti alterne.

I QUART. ASCESA E FINE DI UNA POTENTE FAMIGLIA

Una storia lunga e tormentata quella del Castello di Quart.

Un primo edificio, forse una torre cinta da mura, sarebbe stato qui costruito nell’XI secolo, quando i Signori di Quart erano ancora i potenti De Porta Sancti Ursi arroccati sulle torri laterali della monumentale Porta Praetoria, ovvero Porta di Sant’Orso. Quando questa nobile famiglia era ancora urbana e risiedeva su quello che era lo storico ingresso principale alla città, ne controllava caparbiamente i transiti esprimendo così un potere ed un carisma che senza troppi dubbi la distingueva da altre ricche schiatte cittadine del tempo.

Una sorta di “avamposto” fuori città utile a controllare le maggiori vie di traffico, le fiere e i mercati, nonché gli estesi feudi di questa famiglia che contava proprietà fino nell’alta Valpelline.

Ma poi, con la fine del XII secolo, i Signori si trasferiranno definitivamente in questo strategico luogo che diventerà la loro principale residenza. Stavano per cominciare gli anni dello splendore.

Anni che videro la costruzione di un poderoso ed originale torrione dal profilo trapezoidale, vero perno simbolico dell’intero complesso, al cui interno, sotto un’anonima coltre di scialbo, si celavano affreschi preziosi dalle colte e raffinate iconografie che ora, finalmente,  sarà possibile vedere di nuovo. Cultura umanistica, ideali cavallereschi, epiche gesta del condottiero macedone più noto di tutti i tempi, Alessandro Magno, affiancato al biblico eroe Sansone seppur rivestiti degli abiti e delle leggende dell’Età di Mezzo.

E l’anno che scorre e si ripete,immutabile, coi suoi mesi e i suoi mestieri, richiamando il grande mosaico della Cattedrale di Aosta. E ancora gli elefanti, tozzi ed ingenui, tratti dai diffusi Bestiarii del tempo, forse cavalcati da altrettanto misteriosi Saraceni.  Ma non voglio qui dilungarmi oltre… nella nostra seconda “puntata” vedremo meglio insieme gli interni di questo suggestivo castello (che, poi, definire “castello” è alquanto riduttivo… questo borgo in miniatura, piuttosto!) i cui Siri dominarono solo fino al 1378, lasciandolo nell’impossibile eredità delle cinque figlie femmine di Enrico di Quart e Pentesilea di Saluzzo. Un 1378 annus horribilis che vide tornare alla ribalta i Savoia i quali sottrassero questa proprietà ai non amati Quart.

Ed ebbe così inizio un ininterrotto rimpallarsi di proprietà tra diverse famiglie dell’orbita sabauda: dai Laschis ai Balbis; dai Coardo fino ai Perone di San Martino che lo acquisirono nel 1612.

Divenuto proprietà comunale a partire dal XIX secolo, venne infine rilevato dall’Amministrazione regionale nel 1951.

Anche stamattina lo guardavo cercando di ricordare quale veduta di paesaggio medievale o rinascimentale potesse richiamare (perché, ero sicura, era come una sorta di “déjà vu”).

Infine un’illuminazione: ma certo, Andrea Mantegna! L’immediata verifica non ha lasciato spazio ad ulteriori dubbi. Quella natura rocciosa e spigolosa, dalle forme nette, ruvide, e dai colori scabri. Quei promontori di roccia attorno ai quali quasi si avvinghiano, si arrotolano, borghi e castelli. Cortine di alte mura, spesso merlate o agitate da torri ed altane, ricamate intorno a sporgenze di pietra. Mi viene in mente l’ “Orazione nell’orto”; certo, in quest’opera è la città di Gerusalemme ad essere rappresentata, ma da lontano, il complesso castello-borgo di Quartriesce a ricordarla. Oppure la parete ovest della più nota “Camera degli Sposi” all’interno del Palazzo Ducale di Mantova: sulla sinistra si notano due picchi rocciosi sui quali si ergono, severi ed irraggiungibili, altrettanti castelli cinti da mura. Quei volumi, quei contesti e quelle particolari cromìe ben si adattano al Castello di Quart.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...