Gladiatori in convento. L’anfiteatro nascosto di Aosta

Per Ercole, che fatica! Il viaggio era stato eterno e davvero faticoso. Miglia e miglia, dalle coste meridionali fino al Nord… e che Nord! Dalle ampie spiagge sabbiose dove Nettuno trovava diletto, siamo risaliti attraversando pianure assolate, colline boscose, valli sconosciute fino ad arrivare in questo estremo lembo di Cisalpina, a nord ovest della Regio XI.

Polvere, malattie, sudore, fame e tanta… tanta sete. Un viaggio degno dell’Ade. Ma del resto, per noi gladiatori la vita non è mai stata né sarà mai facile… né lunga, oltretutto!

Mi chiamo Marcus, ho 24 anni. Non ho più un passato… forse non l’ho mai avuto. Vivo giorno per giorno, non posso fare diversamente. Non so nemmeno con certezza da dove vengo; tante sono le storie che si rincorrono in merito alla mia nascita e ai miei genitori. Tutte simili, ma in fondo tutte diverse. I miei primi ricordi sono su un’isola meravigliosa baciata dal sole, dove regna un’eterna estate. I miei primi ricordi sono in Sicilia, in un villaggio abitato perlopiù da pescatori. Ero figlio di nessuno; ero figlio di tutti. Tutti mi volevano bene, mi sfamavano e mi vestivano. Un vecchio magister in pensione si affezionò così tanto a me da insegnarmi le basi della lettura e della scrittura. E io in cambio gli tenevo compagnia rallegrando le sue ultime giornate.

Ma un giorno, quando avevo 16 anni, sono stato coinvolto in un brutto affare. Non avevo capito che quegli uomini mi avrebbero usato per portare a termine un delitto efferato. Fu così che mi ritrovai accusato di furto e omicidio, senza potermi difendere, senza nessun dominus che mi proteggesse. Ero l’anello più debole di un velenoso complotto. Per non venire condannato, accettai di diventare un gladiatore ed entrai nella schola armaturarum della città più vicina.

16 anni appena… imparando a combattere sono cresciuto. Sono molto alto, più della media, ma non particolarmente robusto. Muscoloso, questo sì, ma di struttura leggera. Però sono veloce, agile, capace di muovermi con balzi improvvisi come un gatto. Ecco perché sono diventato un Trace,uno di quei gladiatori armati alla leggera, con un grosso elmo ornato da un grifone.

Pur essendo così giovane ho già combattuto parecchio e i miei compagni in questo viaggio sono anch’essi gladiatori. Su questo carro ci sono persone che la società ha rifiutato, ma che paradossalmente ama alla follia. C’è Assicius, tozzo e potente. C’è Germanicus, altissimo e biondo. C’è Furius, il cui nome non lascia spazio a dubbi sul suo impeto nell’arena. Assassini, ladri, vagabondi, schiavi allontanati dai padroni…

Questo carro ci sta portando in una colonia fondata da Ottaviano Augusto non molto tempo fa, Augusta Praetoria Salassorum. Siamo quasi arrivati… non vedo l’ora di scendere! Certo che, per essere fine luglio, fa un freddo incredibile! Da nord spira un vento gelido, soprattutto nel pomeriggio. Alzo lo sguardo e mi vedo circondato da queste vette così alte: com’è diverso dal luogo in cui sono cresciuto…Quanta gente per le strade! Soldati, mercanti, schiavi da ogni angolo del nostro grande Impero. Siamo ai piedi di monti invalicabili eppure sembra un porto di mare. Visi, lineamenti, colori, lingue, profumi così diversi tra loro. Tutti insieme in una città non certo grande, ma ricca e florida.

Da poco tempo il nostro imperatore Claudio ha ordinato di sistemare il ramo della gloriosa Via delle Gallie diretta a nord, nelle terre degli Elvezi e dei Germani. La città è tutta un fermento e noi siamo giunti qui per… combattere! Sì, dovremo esibirci in occasione dei ludi indetti per festeggiare il nuovo anfiteatro. E’ stato ultimato da poco, nell’angolo nord-orientale della città.

Che strano… dentro le mura!! Ma non hanno paura di rivolte?!! Mi han detto che è stata sacrificata un’insula, un isolato residenziale creato nel momento della fondazione ma mai utilizzato (o comunque non così utile evidentemente…) per creare questo luogo di spettacolo proprio accanto al teatro, anch’esso terminato da poco. E’ anche vero che qui è pieno di soldati, legionari, pretoriani… bisogna pensarci un pò prima di fare gazzarra!

Farlo dentro le mura comunque ha il suo perché! La città è molto compatta, ordinata, geometrica… fa effetto quando la vedi da lontano, in mezzo a campi coltivati punteggiati da grandi villae rustiche e incorniciata da cime imprendibili!

Il divino Ottaviano Augusto, figlio del divo Giulio Cesare, nel 25 a.C. aveva imbastito una splendida colonia divenuta ancora più bella ed importante sotto i suoi successori della dinastia giulio-claudia.

Ma ormai è tardi. Ci serve riposare per.. andare incontro al nostro destino domani.

Dopo una notte abbastanza tormentata in cui la stanchezza del viaggio è giunta troppo tardi a sostituire l’agitazione e le chiacchiere tra compagni, ecco sorgere una mattina luminosa. Un cielo blu di un’intensità incredibile fa risaltare ancora di più il bianco frastagliato delle vette intorno a noi. Subito gli allenamenti, duri come sempre, fino all’ora di pranzo. E speriamo che non sia l’ultimo. Che Giove Olimpo e gli dei superi mi assistano anche questa volta. Ho visto altri gruppi di gladiatori… alcuni fanno davvero paura! Ci sono persino delle Amazzoni; rare, ma molto cattive… combattono solo tra donne, però! Non ho visto belve; mi han detto che qui, almeno per ora, non si tengono né naumachie né venationes (cacce).

Usciamo dalla schola per distrarci un attimo e magari mangiare qualcosa. Le ragazze mi guardano; so di essere bello! Ho lasciato ammiratrici un pò ovunque, tanto che mi hanno soprannominato “suspirium puellarum” (sospiro delle ragazze). Ci han detto che in un quartiere artigianale a sud del Decumanus Maximus c’è un thermopolium carino e ben fornito. Noi mangiamo poco prima di un combattimento; di solito una focaccia di farro e orzo ben impregnata di olio per avere energia pronta da spendere!

Un passaggio ai templi del foro: grandiosi! Tutto qui parla di Cesare Ottaviano Augusto…

Ed eccomi qua. Mi sto preparando. Il nuovo anfiteatro non è molto grande ma poderoso; tutto costruito in enormi blocchi di marmo grigio-azzurro (mi dicono un marmo locale le cui cave sono state appaltate ad una famiglia assai ricca e in vista). Gli ambienti per noi gladiatori non sono molto grandi, anzi… direi angusti e abbastanza umidi! Ci saranno almeno 5000 spettatori là fuori… ogni volta è come fosse la prima. Le urla, il rumore che si fa sempre più forte, i tifosi che ti chiamano e gli altri che ti maledicono. Le donne che aspirano ad una notte con te…. Il cuore batte, tutto il tuo corpo è un unico fremito; i muscoli, ben lucidati, sono pronti a guizzare e la mente deve solo pensare alla gloria e non al dolore. La paura deve servire a combattere con veemenza ancora maggiore.

Mi chiamano. Tocca a me: Marcus, il veloce Trace.

Esco alla luce e ne resto abbagliato. Piano piano metto a fuoco: le arcate, le gradinate ellittiche che mi corrono tutto intorno; gli spalti ricolmi di gente… Chiamano il mio avversario: è un omone enorme, una montagna di muscoli, di carnagione molto scura. Il volto completamente coperto dall’elmo del Myrmillo, decorato da mitiche figure marine. Urla, mi si fa incontro minaccioso. Si chiama Rufus, dicono arrivi dalla Mauretania. Tutti e due dovremo cercare di sopravvivere e di guadagnarci fama e ammirazione.

Iniziamo a combattere. Lui possente e violento. Devo stare in guardia, muovermi con rapidità… più del solito! Salto, mi sposto, schivo, cerco di pugnalarlo nei pochi punti del suo corpo non protetti dall’armatura… Giove, aiutami!

La gente urla sempre più forte, ci incalzano… Ad un certo punto si alza il vento; lo stesso vento gelido, a raffiche, che ci aveva accolto il giorno prima. Si alza la sabbia dell’arena; piccoli turbini si formano intorno a noi. Le raffiche si fanno sempre più forti; fatico a tenere gli occhi aperti. Anche Rufus è in difficoltà, ma non possiamo mollare, anzi… Il cielo terso e limpido del mattino, quasi improvvisamente si fa scuro; grossi nuvoloni arrivano da nord. Col vento arriva la pioggia e si odono tuoni in lontananza. Ma noi non possiamo smettere. La gente dagli spalti chiede sangue!

Di quel sangue sento già il sapore in bocca; sento la sabbia sotto i denti; sento freddo… sarà il vento… sento freddo, molto freddo… eppure, sono completamente sudato, eppure… sento freddo, e sangue, e poi improvvisamente il silenzio. Com’è buio adesso il cielo. E come mai la folla si è zittita?

 

“Marco!! Marco!! Ma quante volte ti devo chiamare?!! Dai, che dobbiamo andare a visitare il Museo adesso!”. Apro gli occhi, caspita… mi ero distratto solo un attimo e non ho sentito una parola di quello che ci ha spiegato la guida. Bella questa città. E’ la prima volta che vengo ad Aosta e non credevo ci fossero così tanti monumenti di epoca romana.

La guida, dopo averci illustrato il bellissimo teatro, ci ha portati qui, in questo grazioso e defilato convento dedicato a Santa Caterina ma occupato dalle Suore di San Giuseppe dal 1831 quando giunsero da Lione. Un convento molto antico, risalente al XII secolo, nato sui resti dell’anfiteatro romano di Augusta Praetoria Salassorum. Un luogo fuori dal tempo dove le grida delle gesta gladiatorie si perdono, ovattate, in un grande giardino incantato. Qui, dove un tempo si innalzavano le gradinate, oggi si alzano le verdi chiome dei meli. Tra gli alberi, qua e là, spuntano dal terreno brandelli di passato: resti di corridoi, di volte, di gallerie… mimetizzati tra pollai e vecchi presepi. Qui oggi regnano la pace e il silenzio; qui, nell’angolo nord-orientale di Aosta, ai piedi della Torre dei Balivi, dove secoli e secoli fa i gladiatori erano chiamati nell’arena. Le suore ti accolgono sorridenti e ti accompagnano in questo loro mondo nascosto, in questo scrigno di storia e storie ormai perdute. Quando arrivi sul limitare del meleto interno, capisci: il terreno scende gradualmente verso il centro; da una parete alla tua sinistra sbuca una possente muratura in grandi blocchi di marmo grigio-perla scurito dal tempo. Quella muratura cela alle sue spalle la porzione meglio conservata dell’intero edificio che però verrà svelata solo alla fine del giro. Una vera e propria oasi da cui godere di un panorama insolito verso la facciata del teatro romano che si innalza a sud, sorvegliati dall’enigmatica e severa Torre dei Balivi.

Le arcate superstiti all'interno del convento (Foto di Enrico Romanzi)
Le arcate superstiti all’interno del convento (Foto di Enrico Romanzi)

Si gira lungo l’antica ellisse, sfiorando la parte più antica del convento, costruita esattamente sopra il settore occidentale dell’anfiteatro di cui richiama con evidenza la forma. Si accede quindi ad un cortile ed è come entrare in un’antica stampa ottocentesca dove moderno ed antico si mescolano e si completano. 8 arcate ben conservate e ben leggibili sono ancora lì, a far bella mostra di sé e a raccontare, col loro millenario silenzio, le tante storie dimenticate (o quasi) di passati combattimenti. Raccontano di giovani gladiatori, di sangue, di grida, di sabbia e di vento…

Ci si risveglia ancora in questo corpo attuale

dopo aver viaggiato dentro il sonno.

L’inconscio ci comunica coi sogni

frammenti di verità sepolte:

quando fui donna o prete di campagna

un mercenario o un padre di famiglia.

(da Café de la Paix, Franco Battiato)

“Marco!! Ma allora, ti dai una mossa?!!”

 

Stella

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